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Studio - 1982
carboncino - cm 50x60 |
La scelta di tecniche e materiali per i primi anni è obbligata.
“Erano tecniche e materiali della povertà” racconta
il pittore, “i soldi non c’erano, allora dipingevo su materiali
poveri, come la faesite, dosando il colore a strati sottili, per risparmiarlo”.
Ma è da questa necessità fatta virtù che si cominciano
a delineare i tratti caratteristici della pittura di Bruno Beltrami:
le atmosfere sfumate delle faesiti giovanili si ritrovano poi anche
in tutta la produzione successiva.
“Il paesaggio mantovano è un paesaggio dolce”, sfumato
appunto, non c’è posto per i contrasti cromatici violenti;
nemmeno quando il pittore approda all’olio su tela.
L’olio è un traguardo naturale, per la sua brillantezza
e corposità allo stesso tempo. Risultati molto diversi dalle
tempere e dagli acquarelli, pure sperimentati dall’artista negli
anni Sessanta.
“Un risultato paragonabile lo hanno solo i pastelli, ma sono troppo
effimeri; l’olio invece può durare per secoli”. E
si stende con lo stesso risultato su ogni materiale. Oggi per esempio
Beltrami è passato dalla tela alla tavola di legno. “Assorbe
meglio il colore, senza fare incrostazioni, si asciuga più velocemente
e, ultimo ma non irrilevante, costa decisamente meno” confessa.
Ma prima di tutto questo, a monte dei differenti colori e dei differenti
materiali di supporto, c’è il disegno: carta e matita.
Il disegno preparatorio è il vero momento in cui viene deciso
il risultato finale del quadro: espressioni, pose, prospettive, tutto
passa di lì.
“Ma anche il disegno ha molto prima di sé: qualsiasi cosa
deve essere già stata maturata in precedenza, progettata mentalmente”.
È un lungo processo di riflessione, in cui il disegno arriva
solo quando ormai gran parte delle linee sono già state tracciate
nella sua testa dal pittore. “Il tutto poi si può risolvere
in un solo segno ininterrotto, perché ogni singola curva è
già stata pensata in dettaglio” rivela Beltrami. E basti
vedere le chine: un unico tratto mai interrotto disegna corpi e volti
con una sicurezza raggiungibile solo dopo che ogni singolo movimento
della mano sia stato memorizzato attentamente.
Il disegno diventa dunque un passaggio fondamentale in un processo che
parte sempre da un’idea già sviscerata per arrivare solo
in ultimo al dipinto.
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