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Incompatibilità n°
11 - 1995
olio su tela - cm 50x60 |
La pittura di Bruno Beltrami
Pubblicato il 13 giugno 2002 su Caffè
Mantova.
Quando mi è stato chiesto dalla redazione di Caffè Mantova
di scrivere, in quanto suo conoscitore, un pezzo sulla pittura di Bruno
Beltrami, mi sono subito ritrovato di fronte alla difficoltà
di racchiuderla nel breve spazio a mia disposizione. Una figura artistica
complessa, con un percorso ultratrentennale che ha attraversato fasi
evolutive diverse, giunta ad uno stile inconfondibile, difficile da
dimenticare per chi abbia avuto la fortuna di ammirarne una delle tele.
Vi si legge infatti una profondità, una capacità di analisi
attraverso la forma, quale il Novecento pittorico ci aveva fatta dimenticare.
Perché infatti Bruno Beltrami non nega l'arte formale per darsi
ad astrattismi, che ormai oggi suonano più di stanchi cliché
che non di dirompente novità, ma la mantiene e la carica di significati.
La figura umana c'è, però non è più solo
un ritratto; essa diventa anche il tramite per una riflessione sul proprio
esserci, sul proprio ruolo nei confronti di sè stessa e del mondo.
È una rappresentazione iconograficamente realistica che si veste
anche di una dimensione altrettanto vera, seppur non visibile; è
una sorta di sovrarealtà, e solo in tale senso si può
parlare di surrealismo per l'opera di Bruno Beltrami.
In questo lavoro di riflessione le figure sembrano alterarsi, semplificarsi:
diventano essenziali. La persona è nuda e le sue fattezze individuali
si annullano per diventare la caratteristica comune a tutti gli uomini:
un corpo fragile, quasi effimero, che trova la propria forza nel ruolo
che il pensiero e il comportamento gli fanno rivestire.
E da qui lo stacco dal o la dissolvenza nel paesaggio, nello sfondo.
La tensione umana si gioca tutta nel rapporto che l'individuo saprà
e vorrà intessere con l'ambiente che lo circonda, sia esso sociale
o naturale, come più spesso accade.
Tensione che viene sistematicamente resa con incredibile intensità
dall'uso dei colori, poche varianti quasi sempre di due tonalità:
rosa e azzurro. Un colore caldo e uno freddo, il femminile e il maschile,
le due alternanze tra le quali si consuma il movimento dell'uomo. Ma
le tinte non si fanno mai cupe e non creano contrasti cromatici violenti;
tendono anzi spesso ad amalgamarsi, a sfumare lievemente le une nelle
altre, così come sfumato ed impercettibile è normalmente
il confine tra il bene e il male, tra la ragione e il torto, tra il
vero e il falso.
E in questa facilità di coniugazioni si legge lo spessore artistico
di Bruno Beltrami, come pure l'impronta del suo carattere di persona
pacata e riflessiva, che sa penetrare profondamente quanto osserva,
e forse proprio per questo tanto schiva delle luci della ribalta.
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