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La testa tra le nuvole
- 1999
olio su tela - cm 40x50 |
Negli anni Cinquanta, gli anni in cui Bruno Beltrami inizia a dipingere,
Mantova è completamente esclusa anche dalle poche correnti artistiche
che giungono in una sempre più periferica Italia. La sua formazione
è quindi interamente improntata all’imitazione del padre,
paesaggista, e di quel verismo mantovano che ancora oggi rappresenta
la quasi totalità della pittura locale. Da questi modelli egli
attinge il gusto per i colori tenui e per l’assenza di contrasti
cromatici, che restano una peculiarità di tutta la sua produzione.
Negli anni Sessanta e Settanta la frequentazione di nuove cerchie, anche
artistiche, determina l’apertura a temi a sfondo sociale e relazionale,
quali la solitudine e la difficoltà di comunicare derivante dalla
costante adozione di cliché, un po’ come maschere pirandelliane.
Non vi è ancora però una ricerca sistematica, quanto piuttosto
uno sperimentare forme e approcci.
Negli Ottanta, e fino a tutti i Novanta, irrompe il tema del degrado
ambientale e della ‘rottura’ tra uomo e natura. Si codificano
le forme e i colori. La figura umana è sempre più essenziale:
spariscono tutte le connotazioni individuali e rimangono solo le caratteristiche
universali, come avessimo di fronte dei manichini. Spesso filiformi,
quasi a voler rendere la debolezza dell’uomo in seguito all’interruzione
dell’armonia con la natura. La tavolozza si popola di varietà
di rosa e azzurro: è il confronto tra tonalità calde e
fredde, che sfumano le une nelle altre, a rendere i contrasti e gli
stridii della rottura.
Con l’inizio del nuovo secolo la pittura di Beltrami si focalizza
sempre più su singoli aspetti che non su temi generali. Sono
aspetti grotteschi, se non addirittura allucinanti, comunque sempre
riconducibili alle “critiche” dall’artista nei decenni
precedenti. Ecco allora l’assurdità delle telecomunicazioni
che, anziché potenziarle, si sostituiscono come un surrogato
alla comunicazione tra persone; o l’incubo delle code in autostrada
durante gli esodi vacanzieri; o ancora l’angoscia dei giovani
di fronte alle incertezze di un futuro che pare avere di buono solo
il fatto di non essere ancora arrivato; o ancora la condanna dell’ipocrisia
di certo animalismo di moda. Fino al punto di non ritorno che di roseo
ha solo qualche pennellata sulla tela.
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